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È il 24 ottobre 1995, negli occhi di tutti ancora scorrono le immagini della casa al 171 di Lake Washington Boulevard a Seattle ed il frastuono del fucile a pompa a far da colonna sonora di quel periodo. Gli SMASHING PUMPKINS escono con il doppio CD “Mellon Collie And The Infinite Sadness” e un altro frastuono, stavolta positivo, scuote l’intero mondo Indie-rock.

Il disco è un capolavoro, ribattezzato dagli addetti ai lavori come il “White Album” dell’ alternative, un lavoro interamente (o quasi) concepito dal leader della band, Billy Corgan, che riesce a scrivere e produrre pezzi in uno stato di grazia incredibile. Le “zucche” registrano e mandano sul mercato musicale un’opera monumentale, la migliore di tutta una carriera:
ballate romantiche, pop, hard rock, progressive, musica psichedelica, richiami ad ogni genere, nulla è lasciato al caso, nulla viene trascurato, ogni particolare è curato meticolosamente da Corgan e compagni; il prodotto è quello che giustamente viene considerato uno dei dischi fondamentali dei ’90, forse uno dei più importanti e influenti del genere, sicuramente l’apice artistico/creativo dei PUMPKINS.
Il disco esce in due formati, triplo LP con la particolarità di ben trenta tracce incise e doppio CD, ventotto le tracce suddivise in due parti:

Disco 1 “Dawn To Dusk”
Disco 2 “Twilight To Starlight”

Mellon Collie

Questa nella sua versione originale è la pubblicazione che voglio recensire e ricordare per il ventennale dall’uscita.

L’ascolto del disco ci accompagna attraverso la giornata tipo di un malinconico e triste giovane di quel tempo, partendo dall’alba fino al tramonto per poi inoltrarci nel crepuscolo serale fino ad arrivare immersi nella notte stellata.

Ventotto canzoni dicevamo, 2 ore e 1 minuto di musica e trasporto emotivo dove gli SMASHING PUMPKINS non sbagliano nulla, materiale di alto livello per tutta la durata del lavoro.

“Dawn To Dusk” si apre con il malinconico piano di “Mellon Collie And The Infinite Sadness” che ci introduce alla meravigliosa “Tonight, Tonight”, che suona pop con una fantastica sezione di archi, la “Jelly Belly” che segue è rock pumpkins da “Siamese Dream”.

In odore di ALICE IN CHAINS e BLACK SABBATH è “Zero”, hard rock con venature metal; ci soffermiamo nell’ascolto di “Here Is No Why”, potenzialità da hit che ci porta dritti al primo singolo estratto dall’album, “Bullet With Butterlfy Wings”, incazzato, potente, la prima strofa che recita “il mondo è un vampiro” ed è per questo che si presta a diventare un inno generazionale, colpo riuscitissimo.

“To Forgive”, lentone con stile e gran classe. “Fuck you (An Ode To No One)” si arrampica e ci trasporta tra metal e punk tiratissimi fin dentro le distorsioni sperimentali di “Love”; quindi “Cupid The Locke”, molto pop, anche troppo con un pizzico di psichedelica Floydiana. Fondamentale per la buona riuscita del primo disco è “Galapagos”, ballata semi-acustica che attinge direttamente dal repertorio psichedelico anni ’60. In questa canzone sono racchiuse e messe a nudo la malinconia e l’infinito disagio che il lavoro vuole trasmettere (fantastica). “Muzzle” è rock radiofonico che ci sposta verso ritmi più incalzanti ed in “Porcellina Of The Vast Oceans” si riprende la strada del sound di “Galapagos” ma con un animo progressive. Chiude la prima parte “Take Me Down”, lento in salsa THE BEATLES.

“Twilight To Starlight” si apre alla grande con “Where Boys Fear To Tread”, la traccia che più ricalca la linea del Seattle Sound del periodo. “Bodies” altro pezzone che riconcilia con i precedenti lavori della band, un po’ “Siamese Dream”, un po’ “Gish”; “Thirty-Three” lenta e delicata, voce acidissima di Corgan che ricorda decisamente “Disarm”.

Il disco svolta ancora verso la malinconia nella ballata “In The Arms Of Sleep” per poi lasciare spazio al pop travolgente di “1979″, perfetto nei suoni e nella ritmica. Uno dei pezzi meglio riusciti della seconda parte “Tales of a Scorched Earth”, ci riporta alla sperimentazione pura ma personalmente ritengo migliore il risultato di “Love”. Poi il progressive di “Thru The Eyes Of Ruby” ci conduce in sonorità PIXIES e SONIC YOUTH per capirci; “Stumbleine” è l’ottava del secondo disco, acustica e avvolgente ci rilascia nelle braccia hardcore della furiosa e incalzante “X.Y.U.”.

Torniamo ad ascoltare suoni più psichedelici con “We Only Come Out At Night”, molte esplorazioni per Corgan in questa canzone; “Beautiful” non lascia il segno, troppo, troppo sdolcinata secondo me. Noise pop “Lily (My One And Only)”, lento romantico direttamente da Abbey Road. Una velatura di rinnovata malinconia in “By Starlight”, ripercorre fedelmente il motivo del disco fino ad arrivare ai titoli di coda con “Farewell And Goodnight”. La pietra miliare è fatta.

Io definirei “Mellon Collie And The Infinite Sadness” una sorta di raccolta, di riassunto di tutti i generi del periodo, con tutte le influenze possibili e dalle quali attingere per realizzare questo disco pazzesco…grazie SMASHING PUMPKINS.

FORMAZIONE:

Billy Corgan: voce, chitarra, piano, mellotron, arrangiamenti, produzione
James Iha: chitarra,voce
D’Arcy Wretzky: basso,voce
Jimmy Chamberlin: batteria,voce

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Gianluca Crugnola
Mi chiamo Gianluca Crugnola, sono nato il 31 luglio 1976, segno zodiacale Leone, appassionato di musica, prevalentemente rock, blues e punk con un fortissimo culto per l'alternative rock dei primi anni '90. La prima emozione musicale è data dai live ed il primo concerto di livello a cui ho assistito è stato quello dei Pink Floyd nel 1994 a Torino. Ho partecipato attivamente alla realizzazione di un festival rock nel mio paese con un gruppo giovanile. Vivo in provincia di Varese e nutro una grande passione anche per la pallacanestro che da noi è religione. Sono sposato è ho un figlio che condivide con me e sua madre la passione per la musica, tanto da aver desiderato come regalo per il suo undicesimo compleanno il biglietto degli AC/DC ad Imola la scorsa estate.

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