Ritratto di Prince Roger Nelson, il genio di Minneapolis scomparso dieci anni fa

Il 21 aprile 2016 il mondo perdeva una delle icone più luminose della musica: Prince moriva per un’overdose accidentale di fentanyl. Il genio di Minneapolis stava assumendo il potente oppioide per contrastare un dolore cronico all’anca che lo tormentava da anni, causato da una caduta sul palco durante un concerto.

Fu trovato privo di sensi nell’ascensore di Paisley Park a Chanhassen, in Minnesota, il monumentale complesso che ospitava la sua abitazione, i suoi studi di registrazione e la sua etichetta discografica, oggi trasformato in parte in un museo celebrativo. Aveva 57 anni.

“Sometimes it snows in April”: la scomparsa di un genio

Pochi mesi prima di lasciarci, Prince aveva pubblicato HITnRUN Phase Two, il suo trentanovesimo album in studio. La sua scomparsa improvvisa lasciò il mondo senza parole; le note di “Sometimes it snows in April”, contenuta nell’album Parade (1986), risuonarono ovunque come un triste presagio diventato realtà.

Prince Roger Nelson è stato un artista totale: polistrumentista, cantautore, produttore, ballerino e attore. La sua capacità di mescolare funk, rock, pop e soul ha dato vita a quello che lui stesso definiva il “Minneapolis Sound”.

L’eredità musicale e il marchio di fabbrica

Il suo stile era inconfondibile: assoli di chitarra vicini al blues, l’uso innovativo dei sintetizzatori negli anni ’80 e un ritmo minimalista ma travolgente affidato alle drum machine. Il tutto era coronato da una voce capace di spaziare dal baritono al falsetto con una versatilità sovrumana.

A dieci anni dalla morte, la sua influenza è più viva che mai. Artisti come Beyoncé, Alicia Keys, Bruno Mars, Dua Lipa e Lady Gaga continuano a citarlo come fonte d’ispirazione. Persino leggende come Mick Jagger e David Bowie ne rispettavano il genio, mentre la collaborazione con Madonna nel brano “Love Song” (1989) rimane una delle vette del pop anni ’80.

La scalata al successo e le battaglie per la libertà

La carriera di Prince è costellata di capolavori:

  • Gli esordi: Dirty Mind (1980) e 1999 (1982).
  • La consacrazione: Purple Rain (1984), un successo mondiale senza precedenti.
  • L’epoca d’oro: Around the World in a Day (1985), Sign o’ the Times (1987) e Lovesexy (1988).

Negli anni ’90, la rottura con la Warner Bros segnò l’inizio della sua battaglia per il controllo della propria musica. Prince fondò la sua etichetta, la Paisley Park Records, e divenne un pioniere nella critica ai sistemi di distribuzione digitale. Fu tra i primi a contestare Spotify e YouTube, spostando nel 2015 l’intero catalogo su Tidal per difendere il valore del lavoro artistico.

Le battaglie legali postume e il materiale inedito

Ancora oggi, nel 2026, il nome di Prince è al centro di complesse battaglie legali per la gestione del suo immenso patrimonio e del materiale inedito custodito nel leggendario “Vault”. Nonostante le difficoltà burocratiche, la sua musica continua a essere rilasciata, emozionando nuove generazioni.

Prince ci ha lasciati dieci anni fa, ma come dimostra il calore dei fan in questo decennale, la sua luce creativa non si esaurirà mai. The Purple One is forever.

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Marcella D’Amore è artista/pittrice Italiana. Nasce a Roma nel 1965 e si diploma al II Liceo Artistico Statale di Roma nel 1983. Dopo il liceo comincia subito a dipingere, indirizzandosi verso uno stile figurativo paesaggistico. Tra il 1984 ed il 1987 si trasferisce a vivere a Londra ed una volta rientrata a Roma, frequenta le gallerie e i centri culturali della capitale. Dagli anni 90 ai 2000, partecipa a diverse collettive e mostre personali. Durante questo periodo un’altra delle sue passioni, quella per il cinema, cresce con sua grande soddisfazione. Diventa dunque attrice e figurante in film come : ” La Passione di Cristo” di Mel Gibson, “Ocean’s Twelve” di Steven Soderbergh , “Mission Impossible 3” di JJ Abrams , nella serie tv “Roma ” e in un gran numero di fiction e film italiani. Nel 2007 si trasferisce nelle vicinanze di Termoli, Molise. La sua pittura che fino ad allora aveva rappresentato soggetti di giardini inglesi, campagne in fiore, marine con barche a secco, trabocchi; ha una svolta con un cambiamento di stile radicale nel 2011, quando nella sua ambizione di sperimentare nuove tecniche, si orienta verso l’arte astratta sfociando nel simbolismo e nell’informale e soprattutto nella pop art, che sta tuttora sviluppando in un progetto dedicato principalmente al mondo della musica.